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Glutammato di sodio: che cos’è l’insaporitore più usato al mondo?

Glutammato monosodico per insaporire le pietanze, fa davvero male come si pensa?

Scopri come si usa in cucina il glutammato di sodio, l’insaporitore presente nelle cucine di tutto il mondo grazie al sapore forte e deciso che dona alle pietanze

Glutammato, sì o no?

Il glutammato di sodio è una molecola molto comune negli alimenti. Si trova in tantissimi cibi diversi: carne, parmigiano, pomodoro e tanti altri. Chimicamente si può definire un amminoacido, ovvero uno dei principali componenti delle proteine.

Come altri tipi di molecole agisce sui recettori del gusto facendo percepire un determinato sapore, in questo caso si tratta di ciò che in Giappone è comunemente detto “umami” e cioè saporito. Il glutammato fu scoperto agli inizi del ‘900 ed estratto per la prima volta dall’alga Kombu, e nella cucina asiatica è un ingrediente immancabile in quasi tutti i piatti.

Ma allora perché si pensa che faccia male? Questa credenza totalmente errata deriva da più fattori, primo tra tutti la sintetizzazione chimica del glutammato. Per un certo periodo, infatti, questo insaporitore era prodotto in sintesi e non più estratto naturalmente, e gli effetti dannosi sull’organismo erano legati alla non naturalezza del prodotto. Al giorno d’oggi il glutammato si produce tramite fermentazione naturale e non è più un problema. Inoltre, essendo un prodotto poco conosciuto in Europa le credenze che facesse male in quanto “sconosciuto” hanno fatto il resto.

Ovviamente, pur essendo un prodotto sicuro per quanto riguarda il consumo in quantità normali, è ovvio che non bisogna assumerlo in dosi eccessive. Se si vogliono insaporire i piatti basta aggiungerne poco bilanciando la presenza del sale per evitare piatti troppo saporiti e pesanti per l’organismo. La dose massima per non incorrere in danni indicata per un adulto è di circa 10 grammi di glutammato al giorno, una quantità assolutamente impossibile da ingerire!

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